Adeguamento liturgico Duomo di Monselice

Il progetto si pone come contributo al dibattito intorno al conflitto, a tutt’oggi irrisolto, tra le ragioni dell’adeguamento liturgico delle chiese storiche e quelle della conservazione filologica delle stesse.

I principi che permettono di rendere efficaci la “macchina architettonica” preesistente e la nuova “performance liturgica” si basano su due considerazioni di fondo: poichè l’aula è nata per un certo tipo di liturgia, ne consegue la necessità di trovare in essa la compatibilità con la nuova liturgia; in secondo luogo, lo spazio sacro, essendo parte della performance, deve funzionare in modo efficace.
In considerazione di ciò il progetto trova il proprio carattere nella logica pregnante della “doppia fedeltà”: fedeltà al progetto architettonico originario, che se fosse compromesso perderebbe la sua capacità performativa, il codice simbolico intrinseco alla stessa azione liturgica; e fedeltà allo spirito della liturgia del Vaticano II° che tende all’adeguamento per favorire una più attiva e più consapevole partecipazione liturgica.

Analizzando la prima: Il centro della croce greca absidata disegnata dall’architetto Bonato ,con la sua cupola sovrastante, se pur ribassata, rappresentano , all’esterno per la città e all’interno per lo spazio della chiesa, un “luogo” eccezionale sia per forma sia per dimensione. Tale condizione spaziale porterebbe a valutare un impianto liturgico a pianta centrale sul modello “oeffnen ring“, espressivo di una totale polarità assembleare, ma la presenza del grande e profondo abside e dell’ingresso monumentale della chiesa definiscono definitivamente la vocazione longitudinale dello spazio architettonico come sequenza spaziale ingresso-aula-altare (der Weg) ed il conseguente forte carattere simbolico di una chiesa intesa come “luogo di anticipazione”.

Con l’intento di ritrovare la “vitalità” della chiesa nell’esaltazione della dinamica simbolico-spaziale, si intende avanzare il presbiterio affinché l’altare ,centro dell’azione liturgica, si trovi precisamente sotto al portale absidale , e l’assemblea “direzionata” verso l’eschaton dell’altare , rimanga al centro dello spazio, sotto alla cupola che accoglie e protegge la comunità come un utero. Questa tensione tra la dimensione liturgica e la dimensione spaziale permette all’architettura, parte integrante dell’azione rituale, di concorrere all’esperienza religiosa del rito. La presenza nello stesso spazio di due diverse dimensioni: il già e il non ancora, il visibile e l’invisibile , oltre che nelle due figure del luogo dell’assemblea e del ministero, opposte e giustapposte, separate ed unite, è riscontrabile anche nella frattura presente in alzato tra la fascia basamentale rivestita da una pannellatura di valore architettonico-acustico e l’ordine soprastante che accoglie le vetrate di padre Costantino Ruggeri, vere e proprie macchine di fotosintesi simbolica, che risultano in questo modo messe in risalto. L’altare, in pietra grezza in basso (roccia stabile) e marmo levigato in alto (mensa) è al centro del presbiterio ed ha come fondale le steli dorate della Trinità illuminate lateralmente dalla vetrate Tau / Purezza di padre Costantino. Oltre l’altare e le steli riflettenti, il buio, l’altrove della Gerusalemme Celeste: il catino absidale è rivestito di mosaico nero con punti d’oro e d’argento, in modo che l’altare risulti il luogo dell’eschaton, termine ultimo del percorso simbolico-spaziale:”…esso si trova nella Luce più limpida. Alle sue spalle l’edificio è giunto al termine” (R.Schwarz – Von Bau der Kirche).

L’ambone, anch’esso in pietra, quale Luogo della Parola, è posto in posizione avanzata, sull’intersezione tra le due diverse figure del presbiterio e dell’assemblea. La sede, in posizione laterale visibile dall’assemblea, è a metà strada tra altare ed ambone al centro dell’azione liturgica.

I tre arredi liturgici altare, ambone e sede poggiano su un presbiterio a base rettangolare in proporzione aurea, che in direzione dell’abside piega inclinandosi verso la grande croce in acciaio. Questa interseca alle estremità un taglio orizzontale dorato che evidenzia la geometria del catino absidale.

Dal punto di vista acustico, poiché lo spazio ha come destinazione d’uso principale lo svolgimento della liturgia del culto, i fedeli dovrebbero potersi trovare nelle più idonee condizioni per ascoltare in ogni posizione dell’ambiente il messaggio parlato proveniente dal celebrante e/o dai diffusori acustici che ne amplificano le voce, così come auspicato dalle nuove Linee guida della CEI in termini di acustica.
A questo scopo la caratterizzazione del campo sonoro dell’ ambiente liturgico potrà essere raggiunta per mezzo di alcune condizioni tra cui, in primo luogo, prevedere un adeguato controllo della qualità riverberante dell’ambiente (RT60), limitando quindi l’eccessivo prolungarsi del messaggio sonoro al cessare della sorgente (“coda sonora”). In linea con il documento sopra citato, gli estremi temporali entro cui collocare un idoneo RT60 (alle medie frequenze, 500-1000 Hz) per un ambiente liturgico, dovrebbero essere quindi al minimo di 2,0 sec e non essere superiori i 3,0 sec.. Da un lato vi è l’esigenza di rendere l’ambiente sufficientemente “sonoro” per garantire la percezione di un luogo in cui si svolge una funzione religiosa “collettiva”, comunitaria; dall’altro c’è comunque la necessità di assicurare un’idonea percezione del linguaggio parlato, limitando quindi l’eccessivo prolungarsi dei suoni nell’ambiente.

La metodologia seguita, applicando la relazione di Sabine inerente il calcolo di RT60 per gli ambienti confinati , ha individuato la quantità minima e massima delle unità assorbenti da inserire nell’ambiente.

– Volume totale dell’aula liturgica: .ca 24.600 m3
– RT60 min. (500-1000 Hz) 2,0 sec.
– Unità assorbenti RT60 min. A=0,163 V/2 = 2005,0 m2
– RT60 max. (500-1000 Hz) 3,0 sec.
– Unità assorbenti RT60 max. A=0,163 V/3 = 1336,6 m2

A questo scopo si è introdotto il sistema di rivestimento basamentale già citato a pannelli in multistrato verniciato ad alta percentuale di foratura fissati su sottostruttura, a consentire un miglioramento delle condizioni acustiche di uno spazio che per sua natura risulta attualmente molto riverberante.

  • Progetto

    Davide Raffin, Alessandro Pizzolato con Roberto Tagliaferri, Laura Stocco, Giovanni La Porta

  • Località

    Monselice (PD)

  • Anno

    2013